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Storia dei cento anni della Casa Caburlotto

Don Luigi Caburlotto acquista Ca’ Rizzi

Il 19 settembre 1872, con regolare atto notarile (Rogiti del dr Domenico Corsale notajo di Venezia), l’erede Barbaro vende a Clementina Canella la sua proprietà situata in Fondamenta Rizzi. Don Luigi Caburlotto è firmatario dell’atto in qualità di testimone per la Canella che era una Figlia di S. Giuseppe.
Tra il 1866, anno dell’annessione del Veneto al Regno d’Italia, e il 1872, il giovane Istituto delle Figlie di S. Giuseppe, aveva subito il sequestro di tutti i beni immobili e la minaccia di soppressione della Congregazione religiosa stessa.
Il Fondatore, don Caburlotto, aveva lavorato intensamente per il recupero o la restituzione delle case all’Istituto al fine di garantirgli la sopravvivenza e una certa stabilità economica.
Nel 1872 egli aveva completato l’opera, e proprio allora acquista ed intesta ad una religiosa - in qualità di rappresentante delle Figlie di S. Giuseppe - un palazzo, dai cui redditi d’affitto fosse possibile ottenere un profitto. Scriveva tre anni dopo: “Ho il conforto che l’Istituto poté farsi una sostanza non abbondante, ma sufficiente a qualunque evento a poterla campare”.  
Per oltre trent’anni questa casa è data dunque in affitto a famiglie.

Il 31 marzo si apre dunque per le Figlie di S. Giuseppe una nuova casa che prende il nome di Casa S. Giuseppe

Casa per Esercizi spirituali, di incontri formativi per le Suore dell’Istituto.


Con alta frequenza, specialmente nei periodi invernali, in questa Casa si tennero corsi di Esercizi Spirituali per le Sorelle dell’Istituto, corsi o giornate di aggiornamento e di formazione per Superiore, gruppi di lavoro, per settore di professionalità e di impegno pastorale.

Una Casa per un qualificato servizio educativo

Fin dall’apertura della Casa S. Giuseppe, Madre Eletta Moggio si preoccupò che vi fosse un’opera educativa, secondo lo spirito proprio della famiglia religiosa. Sorse un pensionato per studenti della Scuola Normale accanto al Noviziato

Pensionato per studentesse

Un gruppo di giovani provenienti dalle città Venete, ma anche dalla Lombardia, vennero accolte nella Casa S. Giuseppe fin dalla sua apertura. Frequentavano le scuole pubbliche, Complementari (oggi Secondaria di 1° grado) e Normali (Secondaria Superiore), raramente e in via eccezionale furono ospitate anche bambine di scuola elementare (Primaria).
Di esse la comunità si prendeva cura assicurando oltre all’ambiente, l’accompagnamento nello studio, la relazione con le famiglie, momenti di uscita e di svago, anche la formazione spirituale, in collaborazione con i Padri Cavansi

Doposcuola, scuola di lavoro, oratorio festivo

Un’attività di supporto alle famiglie del rione e alle opere parrocchiali fu il doposcuola, molto frequentato da molte bambine della scuola elementare, e la scuola di lavoro aperta anche a ragazze in età maggiore.

Imparare il “lavoro”, - si trattava di lavori ad ago, sartoria, ricamo - significava aiutare le ragazze ad acquisire autonomia e gusto nella gestione dell’abbigliamento della famiglia.
In questa Casa una Figlia di S. Giuseppe, sr Filomena Teresa Sebastiani (1896-1970), tenne dal 1955 al 1965 numerosi corsi annuali di sartoria secondo il Metodo Gioia, da lei inventato e brevettato (br 55378, a. 1955, art. 172). Vi accorrevano giovani dal fuori Venezia, spesso ospitate nella Casa stessa.

Alcune Sorelle della comunità, nel secondo dopoguerra, parteciparono alla vita parrocchiale anche in qualità di catechiste e attraverso l’apertura festiva della loro Casa per attività di oratorio.

Asilo-scuola materna

Il rione su cui sorge la Casa S. Giuseppe, risulta periferico rispetto alle grandi vie di turismo della città, pur essendo il primo ad essere raggiunto per chi entra in città a mezzo di autobus o veicoli privati.
Non lontano dalla Casa sorgeva un Asilo per “lattanti”, eretto fin dal 1880. Parve bene alle Madri, aprire un Asilo infantile che desse continuità a quell’opera e che rispondesse, al tempo stesso, alle richieste delle famiglie del circondario.
L’asilo ebbe inizio verosimilmente dopo la prima guerra mondiale quando abbondavano “i bambini poveri del rione, ai quali veniva offerta la refezione giornaliera”.
E’ certo che era attivo nel 1947 e che i bambini venivano coinvolti nella vita della comunità.

Una Casa aperta a diverse istanze sociali

In diverse occasioni, la Casa S. Giuseppe si rilevò idonea a rispondere a urgenze sociali.

Pensionato vitalizio

In diversi tempi e situazioni vennero accolte e ospitate in qualità di pensionanti a vita alcune signore.

Mensa per i poveri

Durante la guerra mondiale 1915-1918, che costrinse le comunità degli Istituti educativi ad andare profughe lontano da Venezia per mettere in salvo le allieve, in questa Casa, come nella vicina Casa delle “Terese”, un gruppo di Figlie di S. Giuseppe prestarono diuturno, assiduo e generoso servizio di mensa per i poveri.
Nella cucina il lavoro iniziava quando ancora era notte, e proseguiva senza sosta fino a pomeriggio inoltrato per assicurare almeno un piatto caldo a centinaia di persone affamate. Analoga opera caritativa venne prestata anche  dal 1943 al 1946. Durante la guerra mondiale 1915-1918, che costrinse le comunità degli Istituti educativi ad andare profughe lontano da Venezia per mettere in salvo le allieve, in questa Casa, come nella vicina Casa delle “Terese”, un gruppo di Figlie di S. Giuseppe prestarono diuturno, assiduo e generoso servizio di mensa per i poveri.
Nella cucina il lavoro iniziava quando ancora era notte, e proseguiva senza sosta fino a pomeriggio inoltrato per assicurare almeno un piatto caldo a centinaia di persone affamate. Analoga opera caritativa venne prestata anche  dal 1943 al 1946.

Accoglienza dei profughi

Le Figlie di S. Giuseppe, sensibili al dramma dell’abbandono forzato della propria terra e della propria casa che investì negli anni successivi al 1918 l’Istria (anche le Suore del resto dovettero lasciare Pola con le allieve orfane del loro Istituto), aprirono le loro case, e questa in particolare, all’ospitalità dei profughi proveniente da Fiume per il tempo necessario ad assicurare loro una situazione di vita dignitosa. In quest’opera lavorano in sinergia e con le iniziative di carità della Chiesa di Venezia, e con la rete di solidarietà attivata dall’amministrazione comunale.
Analogamente prestarono volentieri soccorso, nel 1951-1952 a famiglie in fuga dal Polesine a motivo della grande inondazione del Po. Nel 1976 accolsero i profughi del terremoto del Friuli e più tardi, profughi di calamità naturali del Sud Italia.

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Immersa in un giardino con pini, abeti e lecci, la struttura ricettiva, appena ristrutturata, mette a disposizione degli ospiti 27 camere spaziose e luminose, adatte a singoli, gruppi o famiglie, religiosi e non.
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